domenica 27 luglio 2008

Una catena di indignazione

Aderisco volentieri all'invito dell'amico blogger Arcadia Simone pubblicando anch’io i miei tre punti d’indignazione sul discorso "Italia".
Le regole di questa iniziativa bloggatica sono due:
- indicare nel proprio blog tre cose di questa nostra Italietta che riteniamo disgustose, vergognose, che ci fanno venir voglia di urlare il nostro disprezzo e pensare che sarebbe meglio vivere da un'altra parte;
- invitare 5 blogger a fare altrettanto nei propri blog, indicando i loro link e spiegando perché scegliamo proprio loro.
1) La forbice tra ricchi e poveri, tra tutelati e precari, tra governanti e sudditi, tra Casta e Popolo è sinceramente disgustosa.
2) Il ritorno preponderante e pericoloso di ideologie razziste e fasciste, che vedono nell'Altro, nel Diverso un pericolo da combattere (rom, migranti, gay, meridionali, ecc...)
3) L'attacco costante alla Costituzione repubblicana (nata dalla Resistenza e dall'antifascismo), allo Statuto dei Lavoratori, alla Magistratura e alla Storiografia nazionale, con una rivalutazione dei repubblichini fascisti ed una condanna dei Partigiani, ultimi eroi nazionali.

lunedì 21 luglio 2008

E' davvero bello.



PADOVA - Apre al Pd e sbeffeggia l'inno di Mameli. Poi se la prende con "i professori che non vengono dal nord". Umberto Bossi arriva al congresso della Liga Veneta-Lega Nord e usa toni concilianti verso i democratici: "C'è spazio, siamo pronti ad accogliere le proposte del centrosinistra sul federalismo. Da parte nostra non ci sarà una chiusura al Pd e a Veltroni". Parole che arrivano dopo che ieri il Senatur aveva dichiarato la sua piena sintonia con Silvio Berlusconi sulla riforma della giustizia. Con cui, oggi, non si è ancora sentito: "Mi sembra abbia altro da fare in questo momento". Poi Bossi sale sul palco e arringa i delegati. Il primo affondo, accompagnato da un inequivocabile dito medio alzato, è contro l'inno di Mameli: ""Non dobbiamo più essere schiavi di Roma. L'Inno dice che 'l'Italia è schiava di Roma...', toh! dico io". Secondo affondo contro lo Stato "fascista": "E' arrivato il momento, fratelli, di farla finita". Poi tocca al federalismo. Il leader del Carroccio si dice favorevole alla perequazione tra le regioni più ricche e quelle più povere. Ma con criteri diversi da quelli attuali: "Deve essere una perequazione giusta, non come è adesso, dove chi più spende più ha soldi dallo Stato. E' una truffa, è uno schifo". Capitolo scuola. Per Bossi è ora di dire basta "al far martoriare i nostri figli da gente che non viene dal Nord. Un nostro ragazzo è stato 'bastonato' agli esami perché aveva portato una tesina su Carlo Cattaneo". Quindi Bossi chiama al suo fianco la parlamentare leghista Paola Goisis, della commissione Cultura della Camera, che rilancia: "Gli studenti italiani sanno tutti i sette re di Roma ma non sanno neppure un nome di un doge della Repubblica Serenissima".
Di grande effetto anche la tirata sul Lombardo-Veneto che "ha la forza di battere chiunque, di abbattere gli Stati e forse sarà necessario farlo. Ogni volta che il Lombardo-Veneto si è unito, ha vinto".






E' davvero bello, per me meridionale, sapere che il PD vuole discuter di federalismo con lor signori. E' davvero bello, per me meridionale, sentirmi dire queste cose. E' davvero bello, per me meridionale, constatare che il presidente Napolitano rimane per l'ennesima volta in silenzio.

sabato 19 luglio 2008

La Cloaca Gasparri


"La cloaca del Csm correntizzato, partitizzato e parcellizzato è uno scandalo che offende gli italiani". Con queste parole si è espresso ieri il capogruppo al Senato del Pdl, l'ex ministro Gasparri. E' chiaro che è stato frainteso. Non si sarà certamente espresso così. I soliti comunisti hanno citato la sua frase estrapolandola dal contesto. Infatti il PD ha subito chiesto scusa. Perchè Veltroni, in uno slancio bolscevico, si era permesso di dire: "Con questi toni, il dialogo si interrompe!". Il dialogo? A me non sembra che Berlusconi e i suoi ras siano interessati a dialogare con qualcuno che non sia texano o residente in Vaticano.

Chiaramente il Presidente della Repubblica, Giorgione Napolitano, che è anche presidente del CSM (secondo quel fogliaccio antifascista chiamato Costituzione), non ha detto una parola: nun sia mai ca Berlusconi si incazz!

Intanto il Mago Silvion ha fatto o'miracolo: la spazzatura è scomparsa dalle strade di Napoli. Sembra sia comparsa in altre zone della Campania, ma probabilmente è solo una voce messa in giro da qualche irriducibile brigatista rosso.

Intanto Gasparri, autore della omonima legge che è stata condannata dalla Unione Europea in quanto viola i più semplici e basilari principi democratici, è prontamente tornato sui suoi passi: praticamente, una marcia (su Roma) all'indietro. Ha detto che il dibattito radiofonico a Radio Radicale aveva raggiunto livelli tali che anche i suoi toni sono stati eccessivi. La Russa ha subito confermato: "Da noi, massimo rispetto a Napolitano e al CSM". Storace ha chiosato, dicendo una cosa di destra: "A froci!". Veltroni subito: "Ok, dialoghiamo?".

martedì 15 luglio 2008

Stanno realizzando il programma della P2



La famigerata loggia massonica Propaganda 2, meglio nota come P2, realizzò nel 1976 circa un manifesto programmatico, dal titolo "Programma di Rinascita Nazionale": in pratica, veniva organizzato un colpo di stato morbido, con una involuzione autoritaria delle istituzioni, la predominanza del potere esecutivo su quello legislativo e giudiziario, l'espulsione dei comunisti dalle istituzioni, il controllo della informazione e l'infiltrazione nel sistema bancario, finanziario e militare.

Ora posterò alcuni punti del Piano piduista, e credo noterete la strabiliante e preoccupante convergenza con ciò che si sta realizzando in Italia in questi anni, specie quando al governo sedeva o siede Silvio Berlusconi, iscritto alla loggia massonica P2 col numero di tessera 1816.



  • la responsabilità civile (per colpa) dei magistrati, cioè la criminalizzazione della magistratura che viene costantemente portata avanti da Berlusconi e dai suoi ras;


  • la normativa per l'accesso in carriera (esami psico-attitudinali preliminari), cosa che è stata proposta qualche tempo fa per verificare la "sanità mentale" dei giudici;


  • riforma del Consiglio Superiore della Magistratura che deve essere responsabile verso il Parlamento (modifica costituzionale), cioè la sottomissione del potere giudiziario rispetto a quello esecutivo;


  • riforma dell'ordinamento giudiziario, di cui Castelli prima e Alfano ora sono i portabandiera;


  • eliminazione delle festività infrasettimanali e dei relativi ponti, cosa già avvenuta con le note "festività soppresse";


  • concessione di forti sgravi fiscali ai capitali stranieri per agevolare il ritorno dei capitali dall'estero, realizzata dal governo Berlusconi 2001-2006;


  • controllare la pubblica opinione media nel vivo del Paese, con l'acquisizione di giornali e televisioni (Rete4, scalata al Corriere della Sera, acquisto della Mondadori, legge Gasparri, decreto sul digitale terrestre, ecc...);


  • divisione delle competenze delle camere, cosa proposta anche dal Pd veltroniano;


  • realizzazione di due soli schieramenti politici (centrodestra e centrosinistra), col taglio delle ali estreme (infatti la sinistra è scomparsa dalle istituzioni);


  • privatizzazione della Rai, che è nei programmi di Berlusconi da almeno 15 anni;

Eccovi serviti! Quando sentirete Berlusconi o Veltroni o qualunque altro esponente politico parlare di queste cose, capirete che c'è il rischio di realizzare in Italia il programma eversivo ed autoritario della P2.

lunedì 14 luglio 2008

Il mondo si è fermato. La dittatura prosegue.

Sono decenni che ci dicono che il mondo corre veloce, che non ci aspetta, che i treni passano a tutta velocità e se non li prendiamo non ripassano più. Allora ho fatto un esperimento: non ho scritto su questo blog per circa 20 giorni. Oggi, 14 luglio, mi sono deciso a riprendere carta inchiostro e calamaio, e di dire la mia sul mondo.
Non è cambiato un cazzo.
Palestinesi ed israeliani continuano ad uccidersi, anche se testa d'asfalto si dice ottimista sulla pacifica risoluzione della questione mediorientale.
In Afghanistan non sono ancora riusciti ad esportare la democrazia (ieri 9 morti tra i marines americani, record degli ultimi tre anni).
Il G8 giapponese ha deciso di non decidere, come ogni G8 che si rispetti.
Passando all'Italia, Berlusconi è al governo e continua a realizzare la sua dittatura morbida. Veltroni cerca di dialogare (con chi, nessuno lo ha capito). Casini dice si, anzi no, anzi forse. La sinistra extraparlamentare (mi fa senso chiamarla così) non si è ancora ripresa dalla batosta elettorale.
Insomma...nulla di nuovo sotto il sole. Alla faccia del mondo in continuo movimento.
Il Mondo si è fermato, fratelli. Non fa più un passo in avanti, un minimo progresso, un avanzamento culturale, politico, economico o sociale.
L'unica novità di rilievo è stata la Rinascita di una Opposizione in Italia: Tonino Di Pietro ha organizzato e realizzato, in sole 2 settimane, una manifestazione a Piazza Navona che ha visto la partecipazione di circa 50mila persone. Il No Cav Day ha visto la partecipazione di Marco Travaglio, della Guzzanti (che ha sparato forte e preciso, porca miseria!) e di Beppe Grillo in audioconferenza. L'hanno chiamata "manifestazione dell'antipolitica": a me invece è sembrata l'unica iniziativa realmente politica degli ultimi 20 giorni. E lo dico andando oltre le facili battute sulla Ministra Pompinara (alias Mara Carfagna, professione soubrette) e sulle intercettazioni: il problema è di vera e propria emergenza democratica! Non so voi, fratelli, ma io ho paura, davvero paura, che la già flebile ed imperfetta democrazia italiana sia in grave pericolo: le leggi ad personam rischiano di diventare vere e proprie leggi costituzionali!
Posterò più tardi il programma della P2: noterete delle preoccupanti somiglianze con ciò che sta realizzando il CaiNano.
Inoltre ho messo anche un sondaggio, che durerà tre anni: il tempo che ci mise Mussolini a realizzare il suo regime. Speriamo che i corsi e ricorsi di vichiana memoria non ritornino.
Voi che ne pensate?

martedì 24 giugno 2008

Continuavano a chiamarlo Impunità

Qualche anno fa uscì un libro dal titolo emblematico: "lo chiamavano Impunità". Oltre all'ovvio riferimento al celebre spaghetti western "lo chiamavano Trinità", con Bud Spencer e Terence Hill, il libro evidenziava come le vicende giudiziare del quattro volte premier assomigliavano ad un Far West all'italiana. In qualsiasi altro paese "democratico" del Mondo, un personaggio come Berlusconi non potrebbe PER LEGGE far politica. Nella nostra italietta del c..zo, invece, tutto è consentito a chi ha i miliardi. Anche l'impunità, cioè la possibilità di non farsi processare. Alla peggio, di essere condannato in qualche grado di giudizio ma poi vedere il proprio reato prescritto per qualche legge approvata ad hoc da un parlamento di servi e lacchè. Il Caimano Silvio, oggi, ha ottenuto l'ennesima impunità: all'interno del decreto sulla sicurezza e immigrazione, il non mio premier ha inserito, e fatto approvare, una norma che sospende i processi per reati commessi prima del 2002. Guarda caso, proprio un processo in cui Berlusconi è accusato di corruzione (il Caso Mills) ha i requisiti per la sospensione. E come se non bastasse, il famigerato Lodo Schifani (immunità per le più alte cariche dello stato) sarà approvato tra poche settimane, e consentirà al Beslusca di non farsi processare fino a quando resterà al potere.
Faccio quindi un esempio: se berlusconi, tra cinque anni, venisse eletto Presidente della Repubblica (7 anni di mandato), le sue pendenze penali subirebbero uno stop di 12 anni, con la probabilità che molti reati attualmente perseguibili saranno tra 12 anni prescritti.
Se in Italia esistesse una vera Destra, legalitaria e giustizialista, o una vera Sinistra, vaccinata dal veltronismo, forse Berlusconi sarebbe stato processato.
"Anche se voi vi sentite assolti, siete lo stesso coinvolti" De Andrè

lunedì 16 giugno 2008

Sull'Esercito nelle strade.

2.500 militari impiegati in supporto alle forze dell'ordine. 6 mesi prorogabili solo una volta. Questa la proposta del Governo Berlusconi, per bocca del Ministro della Difesa La Russa, sulla cosiddetta "emergenza sicurezza".
Lo dico subito: per me è uno spot elettorale. Un modo per far vedere che con la destra al potere c'è maggior presenza dello Stato nel territorio, e pertanto maggior sicurezza percepita. Se si riuscisse davvero, in sei mesi o in un anno, a rendere più sicure le nostre città... io sarei addirittura a favore della militarizzazione dei nostri territori. Ma siccome sono di Napoli, e so bene che il problema criminalità a ragioni ataviche, addirittura pre-unitarie, so altrettanto bene che in un anno non si può fare nulla, se non diminuire le libertà dei cittadini, dare l'idea di un paese sull'orlo di una invasione o di una guerra civile, farci sentire cittadini di regimi sudamericani. Abbiamo già avuto (Genova 2001) la polizia cilena, ci stiamo avviando verso nuove leggi speciali???

sabato 14 giugno 2008

Irish said no!


L'Irlanda ha detto no. E vaffanculo ai burocrati europei, ai liberisti e ai financial men del vecchio continente. Vaffanculo ad una costituzione europea stomachevole nei contenuti e nelle forme, ispirata da Maastricht e senza anima. Stanno facendo l'Europa a tavolino, inventando nazioni (Kosovo) distruggendone altre (Jugoslavia) e fingendo di rendere europei anche chi europeo non è (Israele).

Il Trattato di Lisbona, questa indegna cartaccia a cui si è cercato invano di dare la dignità di Costituzione, è stato finalmente bocciato. Nonostante molti parlamenti (tra cui quello italiano) abbiano ratificato il trattato SENZA consultare democraticamente i rispettivi cittadini. In Irlanda, invece, la costituzione prevedeva che per cose di questo genero fosse OBBLIGATORIO indire un referendum, al fine di approvare o respingere la carta costituzionale europea. I fratelli irlandesi hanno votato convintamente NO, e siccome le regole comunitarie prevedono che la costituzione deve essere ratificata da tutti gli stati membri, il processo di Lisbona è stato arrestato. Momentaneamente? Certo che si, visto che i poteri forti sono già al lavoro per togliere questo fastidioso ostacolo democratico dalla strada dell'Europa. Il nostro Presidente, Giorgio Napolitano, ha detto che "chi intralcia l'Europa, vada fuori": in pratica, se non sei d'accordo con me, vai a fare in culo.

Questa è la democrazia su cui l'Italia e l'Europa sono fondate.

lunedì 9 giugno 2008

Io non mi sento italiano...

... ma per fortuna o purtroppo lo sono. Così cantava Giorgio Gaber.
Oggi inizia l'Europeo dell'Italia. Ed io, come un semplice tifoso, seguirò con attenzione le partite della Nazionale sperando in una vittoria. Lo farò con semplicità e senza particolare partecipazione, perchè io non mi sento italiano (anche se in effetti lo sono). Non mi sento italiano perchè l'Italia non mi piace e non voglio appartenerci. Sono nato qui, su questa terra, per puro caso. E non mi eccitano assolutamente parole quali Patria, Nazione, Popolo Italiano. Sotto la bandiera tricolore sono uniti popoli tra loro troppo diversi per tradizione, cultura, struttura socioeconomica, storia politica. Napoletani e Veronesi (in quanto tali, presi nella loro genericità) non potranno mai essere membri di una stessa nazione. L'operaio italiano è molto più "fratello" dell'operaio tedesco piuttosto che dell'imprenditore italiano. Le Nazioni, e peggio ancora gli Stati (da cui derivano le Nazioni), non sono altro che mercati che si sono dati delle regole, cancellando le identità culturali di un determinato comune o paesino o città.
Su cosa è unita l'Italia? Su cosa sono uniti gli italiani? Basta vedere il razzismo del Nord nei confronti del Sud, le case degli anni 50 fittate a tutti (tranne che ai meridionali), ed in ultimo la sordità del resto d'Italia nei confronti dell'emergenza rifiuti in Campania. Ed io? Dovrei sentirmi italiano? Stasera dovrei alzarmi in piedi e cantare l'Inno nazionale, che parla di unità e fratellanza di cui ormai non c'è traccia?
La Lega si permette di dire che se non gli diamo il federalismo fiscale, loro sono pronti ad armarsi per l'indipendenza! Il nostro Presidente della Repubblica che fa, che dice? N-i-e-n-t-e. Ed io dovrei far parte del medesimo popolo di quelli lì? Napolitano, ma mi faccia il piacere...
Forza ragazzi, vincete l'europeo. Ma se non vincete, dormirò benissimo lo stesso.

domenica 8 giugno 2008

Nè martire, nè eroe: Uomo.

A me i carabinieri non stanno simpatici. Così come i poliziotti, i finanzieri e compagnia cantante. Loro sono difensori dello status quo, gente che difende ciò che io voglio distruggere. Servitori di uno Stato che non merita niente. Pedine di un gioco troppo più grande di loro. Esseri esaltati dal "senso del dovere" e dalla "fedeltà alle istituzioni", le stesse istituzioni che imbrigliano i cittadini rendendoli sudditi.
A me i carabinieri non stanno simpatici, anche se so che sono persone come tutti, con le loro debolezze e le loro forze. Sono lavoratori. A loro va riconosciuto, sempre e comunque, l'onore delle armi. Ieri si sono svolti, a Pagani, i funerali di Marco Pittoni (32 anni), sottotenente dei carabinieri. Stava in fila all'ufficio postale, quando tre disgraziati hanno iniziato una rapina. Il sottotenente è intervenuto, riuscendo a sventare la rapina, ma è stato colpito alla gola da un proiettile esploso dai rapinatori. Dopo qualche ora di agonia, si è spento.
Per tutti, Marco Pittoni è un eroe. Con sprezzo del pericolo è intervenuto, pagando con la vita.
Per altri, i più retorici, è morto da carabiniere, intervenendo per sventare una rapina.
Per qualcuno, i più codardi, Pittoni si doveva fare i fatti suoi, e girarsi dall'altra parte.
Secondo me, Marco Pittoni non è un eroe, nè un martire, nè un esaltato. E' semplicemente - merce rara di questi tempi - una persona che non ha abbassato lo sguardo. Non si è girato dall'altra parte.
Marco Pittoni, uno che non si è girato dall'altra parte.

mercoledì 4 giugno 2008

Morti "straordinarie".

di MISAKO HIDA*
Repubblica ha pubblicato l'articolo che ha vinto il premio giornalistico "Media for Labour Rights", indetto dall'ILO, l'agenzia dell'Onu per i diritti del Lavoro. "Tutto il tempo che ho passato è stato sprecato". In una giornata di marzo del 1999, ancora prima che i germogli di ciliegio cominciassero a sbocciare, un ragazzo di 23 anni, Yuji Uendan, in preda a una forte depressione causata dall'eccesso di lavoro, si è tolto la vita. È stato trovato nel suo appartamento di Kumagaya, alla periferia di Tokyo, con quelle parole scribacchiate su una lavagnetta bianca che usava per l'elenco degli appuntamenti giornalieri. Uendan aveva lavorato per quasi 16 mesi come ispettore di apparecchiature per la produzione di semiconduttori, in una stanza asettica con una luce soffusa giallastra nella fabbrica della Nikon a Kumagaya, vestito dalla testa ai piedi con una divisa bianca sterile. Era stato assunto dall'appaltatrice Nextar (oggi Atest) che lo mandava per incarichi a termine alla Nikon, una delle principali produttrici giapponesi di macchine fotografiche e dispositivi ottici. Uendan faceva turni di giorno e di notte di 11 ore a rotazione, con straordinari e viaggi extra che gli facevano raggiungere le 250 ore al mese. Nel suo ultimo periodo di lavoro all'interno della fabbrica era arrivato a 15 ore consecutive senza un giorno libero. Soffriva di mal di stomaco, insonnia, intorpidimento delle estremità. In poco tempo era dimagrito di 13 chili. "Aveva la faccia molto tirata" racconta la madre, Noriko Uendan, 59 anni, che ha cominciato a soffrire di angina dalla morte del figlio e ora porta sempre con sé pillole di nitroglicerina. "Mi fa soffrire pensare a quanti giorni è rimasto lì, da solo, prima che lo trovassero".


Nel marzo del 2005, il tribunale distrettuale di Tokyo ha dichiarato che sia la Nextar sia la Nikon erano da ritenersi responsabili per la morte di Uendan e ha ordinato a entrambe le aziende il risarcimento dei danni. "È stata una vittoria senza precedenti per i lavoratori temporanei", ha detto l'avvocato di Uendan, Hiroshi Kawahito, che è anche segretario generale del Consiglio di difesa nazionale per le vittime di "Karoshi". L'espressione giapponese che sta a significare "morto per eccesso di lavoro" ormai è stata adottata anche dalla lingua inglese, basta consultare il dizionario Oxford. "Si è trattato del primo caso in cui non solo l'azienda che forniva personale temporaneo, ma anche quella che lo riceveva, sono state condannate per negligenza" ha aggiunto Kawahito. Ma la causa non è conclusa. Entrambe le aziende sono ricorse in appello, ma la madre della vittima non intende darsi per vinta. La battaglia legale perciò continua alla corte d'appello di Tokyo, dove alla fine di gennaio si è tenuta la dodicesima udienza. "Negli ultimi anni, sempre più lavoratori temporanei sono stati costretti a lavorare tanto quanto i dipendenti a tempo pieno ed è molto comune che le società appaltatrici forniscano illegalmente ai propri clienti dipendenti di fatto come se fossero interinali o temporanei", dice Koji Morioka, professore di economia e autore di The Age of Overwork, L'era del lavoro eccessivo. "Visto lo status quo, il caso di Uendan ha un'importanza particolare perché si è trattato in assoluto della prima richiesta di indennizzo per il suicidio di un lavoratore temporaneo a causa di straordinari ed eccesso di lavoro." La questione del "karojisatsu", letteralmente "suicidio dovuto all'eccesso di lavoro" è un problema serio in Giappone. Il numero di suicidi è aumentato drasticamente, superando i 30 mila casi dal 1998, quando il tasso di disoccupazione raggiunse un record dai tempi del dopoguerra. Secondo gli ultimi dati dell'Organizzazione mondiale della Sanità, il numero di suicidi in Giappone è quasi il doppio di quello negli Stati Uniti. L'ultimo studio dell'agenzia di Polizia nazionale giapponese evidenzia che nel 2006 si sono tolte la vita, in tutto il paese, 32.155 persone. Kawahito stima che più di cinquemila suicidi ogni anno sono il risultato della depressione causata da eccesso di lavoro. Secondo le ultime stime dell'Organizzazione internazionale del Lavoro, ILO, il Giappone detiene il primato di dipendenti che superano le 50 ore a settimana (28,1 per cento), mentre nella maggior parte dei paesi dell'Unione Europea, la cifra non va oltre il 10 percento (in Italia siamo al 4,2 per cento). "L'era del lavoro eccessivo" riporta che la quota di ferie retribuite da parte dei dipendenti giapponesi è scesa al 47 percento nel 2004 dal 61 per cento del 1980. "I troppi straordinari quasi impediscono ai lavoratori di godere di ferie retribuite e questo costituisce un problema" sostiene Kosuke Hori, a capo dell'Associazione giapponese degli avvocati del lavoro. Il Giappone non ha ratificato alcuna Convenzione dell'ILO sull'orario lavorativo, comprese la Convenzione 132 relativa alle ferie retribuite e la Convenzione 1 sulle ore di lavoro. La legge nazionale non mette un tetto al lavoro straordinario per certe professioni e in certe condizioni. "Quando si tratta di ore lavorative - Marioka scrive nel suo libro - in Giappone non c'è alcun riferimento agli standard internazionali". "Ho giurato su mio figlio mentre era in coma che non mi sarei mai arresa - ha detto la madre di Yuji Uendan - e spero davvero che in futuro le aziende giapponesi lascino avere vite dignitose ai propri dipendenti, tanto da arrivare a morire di vecchiaia".
*Misako Hida è una giornalista freelance giapponese che scrive da New York per le riviste The Economist, Sunday Mainichi, Toyo Business e Newsweek Japan. Con l'articolo "The Land of Karoshi" ha vinto il premio giornalistico "Media for Labour Rights" istituito dal Centro internazionale di formazione dell'ILO, che ha sede a Torino. L'ILO è l'agenzia dell'Onu per i diritti del lavoro e il premio, alla sua prima edizione, è legato al progetto di formazione per giornalisti e operatori dei media volto a diffondere la conoscenza degli standard internazionali del lavoro. In questi giorni si tiene a Ginevra la 97° Conferenza Internazionale del Lavoro, appuntamento annuale in cui l'ILO riunisce i rappresentanti dei ministeri del welfare, delle organizzazioni sindacali e delle imprese di tutto il mondo per discutere delle tendenze globali dell'occupazione e promuovere il lavoro dignitoso (Decent work).

lunedì 2 giugno 2008

Der Stirner

Ciò che segue è un pezzo della pagina di Wikipedia dedicata ad uno dei pensatori più originali e ribellisti (non rivoluzionari, si noti bene) della storia: Max Stirner, la cui opera "L'Unico e la sua proprietà" mi affascina ancora oggi. In particolare, in questo passo si parla della concezione politica di Stirner, dell'individualismo e della libertà. Voi che ne pensate di queste idee?
Stirner pone l’individuo al centro del mondo in quanto è già dotato di per sé di una sua assolutezza: anche la libertà deve essere assoluta in sé e per sé, se non lo fosse non sarebbe più libertà, non dobbiamo cercare di limitarla. Va da sé, però, che un siffatto modello di libertà non è praticabile perché la libertà di un individuo non può coincidere con quella di un altro individuo. Sta, comunque, di fatto che la libertà può essere esclusivamente assoluta.
Il problema risiede nel trovare un compromesso tra libertà assoluta (impraticabile) e libertà determinata (che non è autentica libertà). Stirner sceglie la libertà individuale: “si può perdere la libertà, ma la libertà spetta solo a noi”, è una scelta momentanea che si presenta all’individuo in ogni momento della sua vita. L’individuo deve avere la proprietà della libertà, non basta dirsi liberi, io devo poter fare o non fare ciò che desidero; a Stirner non interessa realizzare l’ideale della libertà, quello a cui punta è di avere la libertà, l’uomo diventa libero se riesce a sottoporre la libertà al proprio volere (non basta l’ideale).
La libertà deve liberare l’unicità quale dimensione autentica dell’individuo, la libertà così posta è teoricamente infinita e senza confini, io individuo e solo io posso sottoporla a dei limiti. La libertà così intesa si esplica al di fuori di ogni codificazione; è possibilità di essere, di avere, etc. Per sfruttare la mia libertà posso usare ogni mezzo, addirittura l’ipocrisia e l’inganno. Dal punto di vista delle istituzioni politiche non vi può essere alcun rapporto tra istituzioni e libertà dell’individuo, il diritto, solo per il fatto di esserlo, si pone al di fuori della mia individualità (in quanto è stato elaborato con strumenti che esulano, appunto, dalla mia individualità).
I diritti mi sono stati concessi e non sono atto della mia libertà: basta ciò per considerarli un qualcosa che imbriglia la libertà; non sono io che mi approprio dei diritti, sono un qualcosa che gli altri mi concedono, importa poco se questa concessione avvenga ad opera di pochi, uno o molti. Si tagliano, così, i ponti anche con una concezione politica ultrademocratica: è sempre un qualcosa di collettivo, a Stirner interessa invece l’individualità.
Una parte importante dell'"Unico e le sue proprieta'" dimostra come non esiste una vera e assoluta "libera concorrenza" in presenza di uno Stato. La libera concorrenza significa "egalité" davanti allo stato; e l'uguaglianza di fronte al "fantasma" di uno Stato dissolve quella che è la concezione stirneriana dell'Unico come differenza assoluta, e non differenza "da". Si concorre sempre e solo con la grazia dello Stato. Lo Stato, in altre parole, concede diritti (tra i quali quello di potere essere in concorrenza) solo per formarsi dei "servi".
Stirner cerca di differenziare più volte la rivoluzione con la rivolta; la rivoluzione è del popolo, mentre la rivolta è del singolo. Questo svalutazione del concetto di rivoluzione è in qualche modo pensata anche da Klossowski,filosofo francese. L'Unico di Stirner non è l'ennesimo fantasma della metafisica occidentale: non c'è un'essenza umana,un modello a cui l'uomo singolo, l'Unico si deve adeguare o con il quale deve fare i conti. L'unico si autofonda.
Non si deve lottare,secondo Stirner,per il "diritto" alla liberta'(di stampa,di parola ecc.ecc.). Su questo punto concorda anche Baudrillard in "Lo scambio simbolico e la morte": Baudrillard accenna al carattere mistificatorio di chi si batte per il diritto alla sicurezza. Della sicurezza in sè per se' a nessuno importa. E questo perche' la sicurezza è il prolungamento industriale della morte.

mercoledì 28 maggio 2008

IL RITORNO DEL FASCISMO

Secondo molti “osservatori”, non è corretto parlare di ritorno dei fascisti. Secondo (pochi) altri, invece, i fascisti stanno realmente riprendendo forza. Secondo me, infine, non bisognerebbe parlare di ritorno dei fascisti: è più corretto parlare di ritorno del fascismo. L'espressione andrebbe usata al singolare, in quanto gli ultimi accadimenti di cronaca dimostrano che non è in atto una ripresa di vigore di alcuni singoli estremisti di destra che, autonomamente o in piccoli gruppi, stanno facendo tornare il Paese indietro di decenni; si tratta, bensì, di un'autentica riorganizzazione del movimento fascista, sotto nuove (ma non per questo meno pericolose) forme. Oltre a ricordare, cosa quanto mai urgente, che la XII disposizione transitoria e finale della Costituzione della Repubblica Italiana sancisce il divieto di riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del partito fascista (e quindi andrebbero dichiarate illegali e sciolte tutte quelle organizzazioni, tipo Forza Nuova, che si rifanno anche esplicitamente al fascismo), andrebbe anche rivisitata la storia d'Italia, sia quella riferita al regime mussoliniano, sia quella degli anni 60 – 70: il fascismo, come progetto politico, non è certo morto con Mussolini a Piazzale Loreto! Dalla nascita del Movimento Sociale, la galassia fascista ha avuto una costante e pericolosa legittimazione da parte della DC che spesso, ignorando l'infausta previsione di Giolitti, ha utilizzato l'MSI come deterrente all'avanzata delle sinistre (e del PCI in particolare). Ecco spiegate, quindi, le stragi di stato che i servizi segreti “deviati” (altro che deviati... diritti diritti) hanno talvolta coperto, talatra organizzato usufruendo della manovalanza fascista. Per non parlare, poi, delle esperienze di gruppi quali Ordine nuovo, Nar e Avanguardia Nazionale, sigle che a molti nostri coetanei non dicono quasi nulla. E ciò dimostra che l'opera di cancellazione della memoria storica d'Italia ha avuto, certamente, risultati importanti: oggi i partigiani sono criminali, mentre i repubblichini sono le vittime; oggi Auschwitz è una menzogna, mentre le Foibe una triste verità; i Nar sono dei poveri pazzi, mentre le BR sono dei pericolosi rivoluzionari; la bomba alla stazione di Bologna l'ha messa Nonsisachi; non dedichiamo le strade ad Arafat (premio nobel per la pace) ma si discute di dedicarle ad Almirante (fucilatore di partigiani).Oggi, anno 2008, abbiamo la caccia all'immigrato e all'omosessuale, gli scontri all'università, elezioni festeggiate a braccio teso, eccetera eccetera. Abbiamo revisionismo storico (che talvolta sfocia nel più bieco negazionismo) e tolleranza nei confronti degli atteggiamenti fascisti (so ragazzi...): a Verona, 5 fascisti uccidono un ragazzo, ma tutti corrono in tv a dire che è da escludere il movente politico; a Roma, un gruppo di fascisti massacra un negoziante proveniente dal Bangladesh, ma non si può dire che dietro vi sia una regia politica; Forza Nuova accoltella gli studenti all'università, ma Roberto Fiore va in tv a dire che FN è contro la violenza.
Fino a quando gli antifascisti staranno zitti e, cosa più grave ancora, fermi?

giovedì 22 maggio 2008

Il crollo del muro.

No. Non sto parlando del famoso, e famigerato, Muro di Berlino. Parlo di un muro fatto di carne, muscoli, sudore e lacrime.
Parlo di John Terry, difensore centrale, capitano del Chelsea e della nazionale inglese. Un omone di 186 cm per 91 kg, 28 anni il prossimo dicembre. Un omone che ieri sera, sotto la britannica pioggia di Mosca, si è sciolto in un mare di lacrime.
Premessa: non sono un simpatizzante del Chelsea, squadra ricca e sopravvalutata (secondo me). Eppure ieri, al termine della finale di Coppa dei Campioni (io la chiamo ancora così, e chi la chiama Champions è pregato di andare a farsi fottere dal fratello di Anelka...), quando il Man United ha alzato la coppa dalle grandi orecchie, ero dispiaciuto. Perchè avevo visto un uomo, John Terry appunto, essere il migliore in campo; non sbagliare un intervento; preciso nelle chiusure e negli anticipi; grintoso e duro, ma sempre corretto. Ho visto Terry svettare di testa con una potenza disarmante, salvare un gol sulla linea con una proibitiva torsione del collo. Ho visto Terry trascinare, da vero capitano, la propria squadra fuori dalle sabbie mobili di un primo tempo in balia del più tecnico e spocchio Man U, risorgere in un secondo tempo concluso con un palo di Drogba, dominare i supplementari colpendo una traversa nonostante l'inferiorità numerica (espulso Drogba). Ai rigori, un fastidioso ed atteggiato Cristiano Ronaldo ha sbagliato un rigore calciato, come sempre, in maniera irregolare. Il rigore decisivo per il Chelsea lo calcia John Terry. Il Capitano sistema il pallone sul dischetto, conscio che è a 11 metri dalla storia, dalla prima Coppa dei Campioni nella storia del club di Stanford Bridge. La sua è stata una partita perfetta, e lui può consegnare l'epica vittoria alla squadra per cui da bambino ha tifato, ed in cui gioca da quando ha 14 anni. Terry prende la rincorsa, spiazza Van der Sar, ma... scivola in prossimità del dischetto e calcia fuori!
Quello che è successo dopo, lo avete visto tutti.
Io ho solo un'immagine in testa: gli occhi rossi e lucidi di un gigante che ieri avrebbe voluto essere piccolo piccolo, nascondersi come una formica nel prato bagnato dello stadio moscovita. Quel gigante, ieri, non aveva la forza di salire le scale a testa alta.
Non è giusto, John. Dovevi salire le scale a testa alta. Perchè tu ieri sera hai giocato una partita memorabile, e se il Chelsea è stato ad un millimetro dalla Coppa, il merito è stato soprattutto tuo.
P.s.: non succederà mai, lo so. Ma se mai un giorno mi capitasse di giocare contro Cristiano Ronaldo, che mi punta e mi fa le solite tre - quattro finte inutili ed irritanti, gli darò un calcio sul ginocchio col piede a martello! Così poi vediamo se fa ancora il frocio provocatore...
tratto da Avanti a Gamba Tesa - http://avantiagambatesa.blogspot.com

sabato 17 maggio 2008

Il denaro non è commestibile



Il modello di sviluppo occidentale ha distrutto, con la sua penetrazione, le economie di sussistenza (autoproduzione e autoconsumo) dei Paesi che noi chiamiamo Terzo Mondo, su cui quelle popolazioni avevano vissuto, e a volte prosperato, per secoli e millenni. Ciò ha costretto quegli agricoltori ad abbandonare i loro campi e a inurbarsi nella città. Ma quando la multinazionale, o chi per essa, se ne va, quella gente resta col culo per terra. E non può tornare indietro perché l’abbandono della campagna ha fatto avanzare la desertificazione, perché il tessuto sociale e solidale che teneva insieme il delicato equilibrio del mondo contadino non esiste più e comunque perché non hanno più il know how di ciò che facevano prima.
Ma qualcosa di simile comincia a manifestarsi anche nei Paesi cosiddetti sviluppati che hanno privilegiato l’industria, la finanza, il terziario ai danni dell’agricoltura. Se i cereali scarseggiano solo i Paesi ricchi possono procurarseli, ma a lungo andare diventeranno inabbordabili anche per la maggioranza delle popolazioni di questi Paesi. Sta per avverarsi la profezia di Taranga Totanka, alias il capo pellerossa Toro Seduto: «Quando avranno inquinato l’ultimo fiume, abbattuto l’ultimo albero, preso l’ultimo bisonte, pescato l’ultimo pesce, solo allora si accorgeranno di non poter mangiare il denaro accumulato nelle loro banche».

giovedì 15 maggio 2008

Senza parole



Fede costa agli italiani 350.000 euro al giorno. Dal primo gennaio 2006, con effetto retroattivo. La Corte di Giustizia Europea ha condannato l'Italia a una multa di circa 130 milioni di euro all'anno se Rete 4 non cederà a Europa 7 le frequenze che Testa d'Asfalto ha in concessione dallo Stato. Per l'Europa l'assegnazione delle frequenze in Italia non rispetta la libera prestazione dei servizi e non ha criteri di selezione obiettivi.La sentenza europea è la terza a favore di Europa 7 dopo quelle della Corte Costituzionale e del Consiglio di Stato. Testa d'Asfalto toglie l'ICI, ma introduce il canone Fede. Non ci sono conflitti di interessi? Perchè gli italiani devono pagare per guardare Fido Bau ogni sera? Se il concessionario pubblico di tre reti nazionali Testa d'Asfalto non sposterà Rete 4 sul satellite gli italiani alla fine del suo prossimo glorioso quinquennio pagheranno circa UN MILIARDO di euro di multa considerando gli arretrati.Testa d'Asfalto è un genio, oltre alla concessione pubblica, la pubblicità a pagamento su tre reti avute in eredità da Craxi, avrà anche il finanziamento pubblico. Il ministero delle Comunicazioni non c'è più. In realtà non c'era neppure prima. Gentiloni potrà dedicarsi di più al tennis con Ermete invece di passare lunghi week end ad Arcore.L' Agcom con il supporto del PD e della Repubblica e della Finocchiaro e di Topo Gigio è impegnata a tempo pieno sul pericoloso Travaglio. Se pò fà. Con i nostri soldi se pò fà.Per sapere quanto stiamo versando al Presidente del Consiglio per non applicare le sentenze su Rete 4 scaricate e diffondete il banner. E' bello contribuire al successo economico di Testa d'Asfalto con le nostre tasse.

tratto da www.beppegrillo.it

A fuoco!

Eccomi qui. Dopo 3 gg di black out (sono stato a Napoli), rieccomi sul blog. E vi ringrazio, perchè ultimamente stanno nascendo dibattiti interessanti, fatti con convinzione delle proprie idee e col rispetto di quelle altrui.
Mentre stavo a Napoli, i miei concittadini hanno dato fuoco ad un campo rom. Il giorno dopo, Roma e Milano hanno comunicato che istituiranno un commissario speciale cittadino sulla questione rom. Gli zingari, in gran numero, stanno lasciando Napoli, Roma e Milano.
Al di là dell'episodio contingente (che secondo me va stigmatizzato e criticato), vi chiedo di esprimervi su un problema preciso: la convivenza tra rom e italiani. Specifico che non vi chiedo di commentare la Bossi - Fini, o il reato di immigrazione clandestina, o altro: vi chiedo di esprimere un commento su come si può risolvere quella che rischia di essere una delle tante emergenze da prima pagina o da campagna elettorale, che poi però possono avere ripercussione e sviluppi ben più gravi ed incontrollabili.
Io ho una mia posizione: chi lavora onestamente, è bene accetto; chi sta ai semafori, non mi disturba; chi commette reati, vada in galera con pene certe. Non mi interessa la provenienza etnico-geografica del delinquente: in galera, punto e basta.
Non vorrei che si ricominciasse coi pogrom...

sabato 10 maggio 2008

Skinheads

Quante volte abbiamo sentito parlare di "skinheads massacrano ragazzi di colore", oppure "skinheads col braccio teso nel saluto romano", o anche "skinheads inneggiano a Hitler". Tutto questo indica che l'opinione pubblica, ed in primis la stampa, considerano gli skinheads come militanti politici o esponenti della galassia della destra radicale e neofascista.
In pochi sanno, forse, che in realtà il movimento skinheads nasce profondamente antifascista, e che gli "original skinheads", cioè coloro che si ispirano ai valori originari della cultura skin, sono riuniti in una associazione internazionale denominata S.H.A.R.P. (acronimo di Skin Heads Against Racial Prejudice). Già dal nome, quindi, si capisce la chiara posizione antifascista: inoltre i primi skin d'Oltremanica entrarono in contatto, e spesso imitavano, i rude boys giamaicani o provenienti dalle colonie britanniche. Il look degli "original skins" si rifà al look della working class inglese: capello corto (come i marinai), basettoni, polo, jeans e anfibi.
Dopo qualche anno, gli skins più politicizzati hanno abbandonato la S.H.A.R.P.: quelli di sinistra hanno fondato la R.A.S.H. (Red and Anarchist Skin Heads); quelli di destra non hanno fondato una vera e propria organizzazione, ma hanno aderito ai vari partiti o movimenti (in Italia, soprattutto FN e Veneto Fronte Skinheads).
In conclusione, quando sentite parlare di skinheads, in genere si intendono i naziskins (detti anche boneheads), perchè i veri skins sono antirazzisti ed antifascisti, pur essendo orgogliosamente figli della classe lavoratrice e spinti da un forte patriottismo.

venerdì 9 maggio 2008

Bullismo o fascismo?

La puntata di Annozero, in onda ieri sera, verteva sui fatti di Verona. In studio, oltre a Santoro e Vauro, c'erano Titti De Simone del Prc, donna Assunta Almirante, il filosofo Galimberti e la signora Stefania, madre di un ragazzo romano ucciso con otto coltellate al termine di un concerto reggae, "musica da comunisti".
Da Verona, l'eterea Beatrice Borromeo intervistava studenti coetanei dei 5 fascisti che hanno ammazzato Nicola, colpevole di non aver offerto una sigaretta e di avere i capelli lunghi.
Tutto ok, almeno all'inizio: Galimberti che parlava del "nichilismo di certi giovani", che non hanno valori, obiettivi, stimoli e cultura, e che cercano nel branco e nelle ideologie più estreme (il nazismo) una giustificazione razionale al bisogno di violenza fine a se stessa. Gli studenti veronesi parlavano del clima culturale e politico che si respira a Verona, additando al sindaco leghista Tosi molte (ma non tutte le) colpe, tra cui quella di dar manforte ai fascisti, di far entrare in consiglio comunale un militante del Veneto Fronte Skinheads, di partecipare alle manifestazioni di Forza Nuova e dell'area fascista, di mettere alla presidenza della commissione sulla storia della resistenza un revisionista fascista.
Dopo qualche servizio e qualche intervista, è venuto il momento della drammatica testimonianza della signora Stefania, il cui figlio Renato è stato ucciso con otto coltellate all'uscita di un concerto reggae. L'assassino, che ora è stato condannato in primo grado ma è ai domiciliari, aveva tatuato sul corpo un soldato romano con la scritta "forza e onore" ed una croce celtica. A questo punto, l'immarcescibile donna Assunta Almirante, vedova dello storico leader dell'MSI, ha detto che questi ragazzi non possono essere definiti di destra nè di sinistra: sono dei bulli, dei delinquenti, senza valori ed idee. E' sbagliato, secondo donna Assunta, politicizzare ed ideologizzare tali avvenimenti: è bullismo, non fascismo.
Ovviamente, questa dichiarazione ha generato qualche reazione: tiepida, in verità, quella della rifondarola De Simone, che (poco marxisticamente) la buttata sul piano culturale; più decisa, invece, quella della signora Stefania, che giustamente e con le lacrime agli occhi ha detto: "Chi ha ucciso mio figlio era un fascista: se l'era addirittura scritto sul petto. Non dobbiamo aver paura a dire questa parola: FASCISMO!". Applausi di tutto il pubblico, e la stessa donna Assunta ha applaudito e non ha parlato più fino al termine della trasmissione.
Ora io vi e mi domando: questi episodi, che negli ultimi mesi sono stati frequenti, sono da considerare episodi di bullismo o di fascismo? Io una risposta me la sono data...

martedì 6 maggio 2008

"E' più grave bruciare le bandiere israeliane"

Sono parole di Gianfranco Fini. Le ho sentite ieri a Porta a Porta. Premessa: per me chi brucia le bandiere di Israele o degli Usa è uno stupido, un ignorante, ma certo non è un criminale. I naziskin di Verona sono, invece, dei criminali fascisti. Paragonare l'errore di bruciare le bandiere all'orrore di un massacro di Verona poteva riuscire solo a Fini, cioè al delfino di Almirante...Ci sono in Italia gruppi politici (partiti, associazioni) dichiaratamente fascisti: la legge prevede che debbano essere sciolti. Invece Forza Nuova, il Veneto Fronte Skinhead e altre sigle vengono tollerati.Non mi stupirei che qualche militante di sinistra iniziasse a vendicarsi... La giustizia ha i suoi tempi, e sono parecchio lenti.